giovedì 20 luglio 2017

CUSTODIRE IL PASSATO




Alla Bibblioteca Civica Sebastiano Bagolino ognuno di noi sicuramente deve qualcosa. La storia della nostra città è tutta racchiusa li. Come in uno scrigno segreto si custodisce il passato, il presente e sopratutto il futuro.
Simbolo, e vero custode della Civica,per moltissimi anni direttore della Bibblioteca, è stato lo storico e scrittore professore Roberto Calia, da anni in pensione ma sempre attivo nel panorama della storia patria siciliana.
Convegni e dibattiti che non avrei potuto ascoltare altrove li abbiamo sempre ritrovati nel cuore di quel luogo stupendo che è il Collegio dei Gesuiti e degli adiacenti giardini del "campicello", luogo di esercizio degli alunni della scuola delle arti e dei mestieri! poi chiusa nel dopoguerra. Salire le meravigliose scalinate di quel Palazzo, ha significato per molti di noi entrare in uno spazio senza tempo, in grado di focalizzarsi su ciò che solo qualche metro più in là, fuori da quel luogo, è considerato inutile difficile lontano.
La Bibblioteca Civica è sempre stato il cuore della cultura alcamese. Varcare le soglie di quel luogo votato alla cultura ci porta alle radici della nostra storia. Dicono e continuano a dire costantemente che mancano sempre fondi e l'ultima beffa amara è il nomadismo dell'immensa e preziosissima biblioteca che non ha ancora trovato collocazione per custodire, tra gli altri volumi, gli originali di Ignazio De Blasi e di Sebastiano Bagolino nonché gli incunaboli,opere edite nel secondo quattrocento, e le rare e preziose cinquecentine e come se non bastasse i poderosi tomi in folio. Lasciata nei depositi la biblioteca, sfrattata dalle stanze simbolo della ricchezza e della libertà del pensiero alcamese. Mentre altrove le biblioteche pubbliche contano diverse migliaia di tomi, ordinatamente allineati dei palchetti per materia o per autore. 
La cultura ad Alcamo chi è che l'ha sta realmente sostenendo?
 Cosa avete fatto voi per lei?. Traslochi, accorpamenti, Wi-Fi con applausi ed encomi?  
Vedo solo solitudine e indifferenza, al più qualche pacca sulla spalla di chi tenta ogni giorno di condividere il sapere e la storia di questa città .
Hanno ancora ragione i giovani che vogliono tutelare il proprio talento a "fuggire via".
Andate via oggi se volete provare a vivere di cultura: qua non è aria!


martedì 18 luglio 2017

IL TRENO

 L’altro giorno con un amico aspettando che il passaggio a livello ci lasciasse passare,si parlava di viaggi in treno, di spostamenti da un luogo a un altro, ed entrambi concordavamo sulla magia di una partenza dalla vecchia stazione di Alcamo Diramazione.
Ci penso spesso ai viaggi in treno, soprattutto da quando non mi capita più di farne uno. 
Sino a qualche anno fa, prima della diffusione dei voli low cost, il treno era l’alternativa economica all’aereo.
Quando, ad esempio, partii,per fare il solito concorso,il Palermo-Roma era un capitolo fondamentale del viaggio: 12 ore di clausura chiusi nello scompartimento affollato con al seguito libri,riviste e decine di audiocassette per avere la mia colonna sonora di seconda classe. 
E poi i panini con la cotoletta avvolti nella carta stagnola. Quella era la specialità di mia madre che ne preparava per una truppa intera, anche se magari eravamo poi solo in due. Li mangiavamo a cena, a colazione l’indomani, e qualcuno, se avanzava, anche a pranzo. 
In treno il tempo non era mai perso. Sia che ci fosse freddo o meno, la notte si evadeva dai loculi e si  andava a prendere aria nei corridoi. Si guardava fuori dai finestrini. Nel buio della campagna ogni tanto vedevi le luci lontane di paesini sconosciuti, abbarbicati su delle alte colline. Così si fantasticava su un futuro che sembrava quasi a portata di mano. 
Che tempo farà a Roma? Passeremo il concorso? Chissà se saranno tutti raccomandati?
Ricordo tutti gli odori di quel treno e del traghetto delle allora Ferrovie dello Stato che ci avrebbe portati in continente.
Il self service. Il mitico self service della Caronte, proponeva sempre lo stesso menù: arancine, cornetti e panini appiccicati nella vetrinetta in attesa che qualcuno li adottasse. Io, quando finiva la scorta di panini della mamma, mangiavo le arancine. Tutto lì aveva lo stesso retrogusto.  Tutto sapeva “di nave”.  Anche il caffè nel suo inconfondibile aroma sprigionava quel gusto di nave.
Insomma, il treno era per noi ragazzi un perfetto mix di lentezza e leggerezza.  Di risparmio e goliardia.
Poi all'improvviso con cinquanta mila lire fu possibile partire da Palermo alle undici e arrivare a Roma ad ora di pranzo. Noi diventammo grandi.  Le nostre valigie si rimpicciolirono a misura di Ryan Air. Però il fascino per il viaggio in treno non si è mai spento.
Io ancora oggi, tutte le estati, ogni volta che vedo passare un treno e mi va di esprimere un desiderio, dico: vorrei essere su quel treno adesso.

martedì 8 marzo 2016

IL TEMPO PER SCRIVERE




Perché si scrive? Bella domanda. 
Ma sopratutto, perché si legge? 
Si legge per non leggere.
Si legge per saltare le pagine.
Si legge per rileggere.
Si legge per non finire un libro.
Si legge ad alta voce. 

Allora, se si legge si scrive. 
Si scrive innanzi tutto per raccontare ad alta voce. 
Raccontare una storia per non tacere. 
Raccontare un momento, un incontro, un viaggio, un paesaggio, una malattia testualmente contagiosa: il bovarismo. 
Si scrive per creare un sogno, un mondo diverso.
Si scrive così per sfidare lo scetticismo di chi ti vuole sempre uguale. 
Si scrive per imparare a scrivere.
Si scrive  per insegnare alla memoria a rimanere viva. 
Si scrive ovunque e di qualsiasi cosa per non restare indietro. 
Si scrive per spizzicare dalla vita.
Si scrive per tacere.

Lavorare con foglio e penna ai tempi di internet è ancora possibile perché  la scrittura ha un’anima personale.
Ognuno può trovare un buon motivo per scrivere. 
Un motivo diverso dal mio e dal tuo, altrettanto valido che dilata il tempo per vivere.

CUSTODIRE IL PASSATO

Alla Bibblioteca Civica Sebastiano Bagolino ognuno di noi sicuramente deve qualcosa. La storia della nostra città è tutta racchiusa li....