IL TRENO

 L’altro giorno con un amico aspettando che il passaggio a livello ci lasciasse passare,si parlava di viaggi in treno, di spostamenti da un luogo a un altro, ed entrambi concordavamo sulla magia di una partenza dalla vecchia stazione di Alcamo Diramazione.
Ci penso spesso ai viaggi in treno, soprattutto da quando non mi capita più di farne uno. 
Sino a qualche anno fa, prima della diffusione dei voli low cost, il treno era l’alternativa economica all’aereo.
Quando, ad esempio, partii,per fare il solito concorso,il Palermo-Roma era un capitolo fondamentale del viaggio: 12 ore di clausura chiusi nello scompartimento affollato con al seguito libri,riviste e decine di audiocassette per avere la mia colonna sonora di seconda classe. 
E poi i panini con la cotoletta avvolti nella carta stagnola. Quella era la specialità di mia madre che ne preparava per una truppa intera, anche se magari eravamo poi solo in due. Li mangiavamo a cena, a colazione l’indomani, e qualcuno, se avanzava, anche a pranzo. 
In treno il tempo non era mai perso. Sia che ci fosse freddo o meno, la notte si evadeva dai loculi e si  andava a prendere aria nei corridoi. Si guardava fuori dai finestrini. Nel buio della campagna ogni tanto vedevi le luci lontane di paesini sconosciuti, abbarbicati su delle alte colline. Così si fantasticava su un futuro che sembrava quasi a portata di mano. 
Che tempo farà a Roma? Passeremo il concorso? Chissà se saranno tutti raccomandati?
Ricordo tutti gli odori di quel treno e del traghetto delle allora Ferrovie dello Stato che ci avrebbe portati in continente.
Il self service. Il mitico self service della Caronte, proponeva sempre lo stesso menù: arancine, cornetti e panini appiccicati nella vetrinetta in attesa che qualcuno li adottasse. Io, quando finiva la scorta di panini della mamma, mangiavo le arancine. Tutto lì aveva lo stesso retrogusto.  Tutto sapeva “di nave”.  Anche il caffè nel suo inconfondibile aroma sprigionava quel gusto di nave.
Insomma, il treno era per noi ragazzi un perfetto mix di lentezza e leggerezza.  Di risparmio e goliardia.
Poi all'improvviso con cinquanta mila lire fu possibile partire da Palermo alle undici e arrivare a Roma ad ora di pranzo. Noi diventammo grandi.  Le nostre valigie si rimpicciolirono a misura di Ryan Air. Però il fascino per il viaggio in treno non si è mai spento.
Io ancora oggi, tutte le estati, ogni volta che vedo passare un treno e mi va di esprimere un desiderio, dico: vorrei essere su quel treno adesso.

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